Spam referral: come risolvere il problema dei click da referral sospetti

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Spam referral

Entriamo su Analytics e BAM: ci accorgiamo di visite stranissime. Tante. O poche.
Che accade?

Succede che Google utilizza diversi server per gestire gli account di Google Analytics. E il server su cui risiedono le statistiche del nostro site – evidentemente – è stato attaccato. Questi software (crawler, robots, bot…) che hanno attaccato Google Analytics generano ghost spam referral, ovvero siti che pubblicano link fittizi al nostro sito: link visitati da utenti fittizi.

Esistono:

  1. spam referral che non visitano davvero il nostro sito, come sopra descritto;
  2. spam referral che visitano realmente il nostro sito.

Nel primo caso, il blocco lato server non bloccherà la visita: dobbiamo solo attendere che Google prenda provvedimenti.
Nel secondo caso, tutte le indicazioni sotto valgono.

 

Spam referral: chi sono e perché lo fanno?

Siccome è ben noto quanto i link, i siti referral (siti che mettono un link al nostro sito: denotando la popolarità del nostro sito) e le visite siano importanti ai fini di un migliore posizionamento sui motori di ricerca, alcuni software visitano automaticamente il nostro sito, intercettando la chiamata che Google fa al proprio server.

In questo modo si creano visite di utenti non reali, che provengono da siti in cui non c’è realmente un link al nostro sito.

E di conseguenza:

  1. il sito referral acquista importanza, perché sembra ricco di informazioni importanti, cioè link che gli utenti cliccano (non è vero: il link non esiste e nessun utente clicca) arrivando sul nostro sito e guadagna “punti” agli occhi di Google;
  2. il nostro sito guadagna una visita, ma è una visita di poco valore, perché il più delle volte si tratta di una visita di pochi attimi, di un utente fasullo che se ne va subito: quindi le analytics del nostro sito vengono contaminate e molto spesso il bounce rate (la frequenza di rimbalzo) non ne guadagna*.
    Potenzialmente il nostro sito può essere penalizzato da questa operazione.* Anche se questo non è sempre vero: diversi referral, ultimamente, migliorano il nostro bounce rate.

 

In realtà

Google sa bene che c’è questa emergenza. E il nostro sito non verrà veramente penalizzato.

Inoltre Google sta catalogando tutti questi siti spam referral.
Quindi non è il caso di allarmarsi. Sicuramente, bisogna prenderne atto, per epurare i dati del nostro sistema di statistiche e poter fare analisi non tenendo conto dell’inquinamento dei dati.

 

 

Come risolvere la questione degli spam referral: in 3 step.

 

Step 1: la spunta

Google sa e sta cercando di risolvere

Andando in Amministrazione e Impostazione vista

Ghost spam referral

si può mettere la spunta al fatto di permettere a Goggle di escludere i click spam.

Spam referral

  • Questa è una modifica effettuata solo a ciò che vediamo: Google Analytics continuerà a tracciare queste visite anomale. Solo, le escludiamo dalla vista.
  • Inoltre è un’opzione automatica che dipende da quanto e come Google aggiorna il suo elenco. Per cui non è ancora esaustiva.
  • Non è retroattivo. Ciò significa che viene applicata solo a quello che accadrà dal momento in cui mettiamo la spunta, in poi.

 

 

Step 2: filtri Analytics

Escludere dalla vista referral per referral

Come suggerito da Matteo Zambon in un webinar di un paio di giorni fa, una buona risorsa in cui trovare ottime informazioni sui filtri Analytics è un articolo di Filippo Trocca.

Lì si trovano tutte le informazioni essenziali per escludere gli spam referral, sempre dalla vista.
Quindi Google Analytics li traccia, ma il filtro li esclude da quel che vediamo.

Essendo un’operazione manuale, andrà fatto per ciascun referral spam. E ogni volta che apparirà un nuovo spam referral, sarà da aggiungere con la stessa procedura.

 

 

Step 3: blocco lato server

Escludere dal tracciamento i ghost spam referral, evitando che effettuino la visita al nostro sito

A seconda del linguaggio di programmazione utilizzato, si possono escludere i referral. Questa operazione funzionerà solo se il sito viene effettivamente visitato. Nel caso sia un ghost referral, che intercetta la chiamata di Analytics al server Google questo metodo non funzionerà.

Esistono liste di spam referral noti, da escludere lato server. Liste come questa.

Essendo un’operazione manuale, andrà fatto per ciascun referral spam. E ogni volta che apparirà un nuovo spam referral, sarà da aggiungere con la stessa procedura.

 

 

 

Altra indicazione che non ho testato: nuova proprietà -1

Non l’ho provata ma sembra una soluzione momentanea interessante

Qui, Emiliano Prelle, parla di un metodo da usare che non ho provato, ma sicuramente da testare.

Creare una nuova proprietà su Google Analytics con la stessa dicitura di quella principale, ma aggiungendo “-1”.
Diciamo che io abbia una proprietà “miosito.it”.
Entro in Google Analytics e vado in Amministrazione > Crea nuova proprietà e si crea una sottoproprietà di miosito.it. Che chiameremo “miosito.it-1”.

Sostiene che la maggior arte degli spam referral colpiranno la proprietà denominata “miosito.it-1”

Effettivamente anche altri blog internazionali citano questa soluzione.

Proveremo.

 


Fonti:

Immagine di Samuel Zeller

Grazie agli spunti e alle soluzioni fornite da Matteo Zambon e Filippo Trocca. E di Emiliano Prelle.

 

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